UNA GIORNATA TRA LE MERAVIGLIE SCHELLINIANE

Data:

lunedì, 15 ottobre 2018

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Domenica 23 settembre 2018 alcuni alunni delle classi terza e seconda Media dell’Istituto Comprensivo “Luigi Einaudi” hanno preso parte all’iniziativa “Sulle tracce di Schellino”, organizzata dal Comune di Dogliani in collaborazione con la Delegazione FAI di Cuneo. E’ stata un’occasione di visite guidate a diverse opere architettoniche progettate da Giovanni Battista Schellino, illustre personaggio doglianese dell’Ottocento, del quale quest’anno si commemora il bicentenario dalla nascita.

   

il santuario di San Quirico, la chiesa di San Lorenzo, la Torre civica, il Ritiro della Sacra Famiglia, la chiesa dell’Immacolata Concezione e di San Giuseppe, l’ingresso del Camposanto, il primo Pilone del Rosario. Di ognuno gli oratori illustravano storia, aspetti artistici e curiosità.

Gli allievi di seconda Media, invece, hanno intrattenuto i partecipanti alle visite, eseguendo brani musicali sotto la direzione del professor Valerio Semprevivo.

Giovanni Battista Schellino nacque il 10 maggio 1818 in borgata La Spina di Dogliani, dove oggi ancora esiste la casa. A Mondovì studiò e conseguì il diploma da geometra e fece pratica presso un ingegnere. Da autodidatta potenziò la sua preparazione in algebra, geometria, calcolo, scienza delle costruzioni, disegno, prospettiva…conseguendo un’istruzione di livello universitario. Con sacrificio acquistava libri, non di rado di seconda mano, gelosamente custoditi, consultati con minuziosità. Intanto visitava e confrontava tutti i monumenti possibili, sparsi nei nostri paesi, e si costruiva le basi di una solida e insolita competenza dal vero. Sfruttò anche i viaggi fatti nelle grandi città, come Torino o Roma, per andare al di là della dimensione locale. Tornato a Dogliani si applicò attivamente al lavoro, progettando numerose opere civili e religiose dentro e fuori il paese. Verso quest’ultimo massima fu la dedizione: oltre a disegnare gratuitamente le chiese e gli istituti religiosi, spesso concorreva anche finanziariamente alla loro realizzazione. L’artista fu solo geometra, ma la bellezza delle sue produzioni artistiche gli fece riconoscere il titolo di architetto dopo la morte. Il primo a definirlo tale fu Alessandro Antonelli, che progettò la Mole a Torino. La non appartenenza ad una determinata scuola lo rese un geometra-architetto eclettico, cioè che ideava recuperando stili di epoche precedenti. Infatti nei suoi capolavori spaziava dallo stile romanico, al barocco, al neogotico, al neoclassico. Morto nel 1905, ha lasciato un’impronta indelebile del suo genio creativo nell’architettura cittadina e per l’edificazione delle guglie dell’ingresso del Camposanto ha avuto addirittura il soprannome di “Gaudì delle Langhe”.

Gli apprendisti Ciceroni (Alessandra, Andrea, Anna, Badr, Debora, Elisa, Federico, Filippo, Francesca, Fulvio, Gaia, Giacomo, Giovanni, Giulia, Ilaria, Luigi, Matias, Matilda, Matteo, Nicola, Ouria, Romano, Sonia, Vilijam, Yassir) hanno apprezzato l’esperienza condotta. La vita e le opere di Schellino erano state da loro studiate già il precedente anno scolastico, durante un’attività che interessò più discipline: storia, arte e tecnologia in particolare. Nei primi giorni di scuola di quest’anno si è lavorato per consolidare la preparazione, cercando soprattutto di curare l’esposizione orale. Fare da guida presso i monumenti è stata un’occasione per “mettersi alla prova”, testando le capacità personali.  L’iniziativa, volta a sensibilizzare alla conoscenza del patrimonio storico-artistico locale, è stata giudicata utile, poiché educa ad osservare con maggiore attenzione tante bellezze che ci circondano e quotidianamente vediamo; così si impara a valorizzarle e si acquisisce consapevolezza della necessità della loro salvaguardia.

I ragazzi ringraziano coloro che li hanno aiutati e supportati durante la giornata: le responsabili della Biblioteca civica, il Sindaco e gli amministratori comunali, gli operatori della Delegazione FAI di Cuneo… i numerosi doglianesi volontari, i quali hanno fatto loro compagnia presso i monumenti e si sono prodigati per preparare e servire il pranzo gentilmente offerto.

GLI APPRENDISTI CICERONI AL LAVORO: COSA HANNO SPIEGATO, AD ESEMPIO, DELL’INGRESSO MONUMENTALE DEL CAMPOSANTO?

E’ probabilmente l’opera doglianese più famosa di Giovanni Battista Schellino, considerato che per l’edificazione delle guglie ebbe il soprannome di “Gaudì delle Langhe” e dato che il monumento è risultato il più fotografato dai turisti.

Il progetto iniziale prevedeva una costruzione più ampia e maestosa, con colonnati e timpani; venne invece realizzata una soluzione più economica, ridottissima e molto elevata in altezza. Essa è costituita da due edicole laterali, ognuna sovrastata da quattro guglie; la parte centrale era adibita a passaggio per i carri funebri. Il cancello, inserito successivamente, è sormontato da un’unica pietra scolpita.

E’ una libera e fantasiosa rielaborazione delle forme gotiche. Le due costruzioni ai lati, quadrate in pianta e cubiche in volume, sono ruotate di quarantacinque gradi sull’ andamento del muro di cinta e mettono in evidenza spigoli sporgenti. Ogni faccia ha portali ogivali e si profila a ghimberga, irta di rostri; sopra c’è una croce in cotto. Sulle alte guglie c’è invece una pallina con croce filiforme.

Schellino amava gli alberi e teneva conto del loro contributo architettonico. Questa facciata infatti, da una parte e dall’ altra era fiancheggiata da due file di pioppi cipressini. Le guglie erano calcolate all’ altezza di quelle piante.

Il geometra-architetto utilizzò come materiale da costruzione il cotto e, per dare all’ opera l’aspetto di una struttura omogenea, usò come intonaco una miscela di mattone tritato, sabbia e calce.

E’ insistito il sentimento religioso, oltre che dalla presenza di molte croci, dall’ evocazione dell’Alfa e Omega e dalla clessidra alata sul cancello. Alfa o Omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco: fanno riferimento a Dio che è principio e fine di ogni cosa. La clessidra rappresenta lo scorrere del tempo, e anche la finitezza del tempo dell’uomo sulla Terra; le ali rendono ancora più chiaro il messaggio del tempo che passa veloce.

Il monumento, essendo fortemente esposto agli agenti atmosferici, è con facilità soggetto a degrado; dannosa è in particolare l’umidità che i muri assorbono dal terreno. Il restauro appena concluso consiste in un lungo e paziente lavoro manuale. Comincia con un’indagine di rilevamento delle criticità: la valutazione della stabilità; la campionatura del materiale e dell’intonaco; l’individuazione di interventi di ordinaria manutenzione con prodotti non idonei. Successivamente è necessario rimettere in buone condizioni l’armatura, rinforzando la struttura con elementi in ferro: ad esempio chiavi di volta e tiranti per bloccare il movimento di crepe o per riportare in corretta posizione guglie inclinate. Poi si ripulisce la “pelle” del monumento, usando uno spazzolino con acqua, poiché il cocciopesto è molto friabile; con tale strumento si asportano le muffe o eventuali strati di cemento, che è un nemico perché trattiene l’umidità. In ultimo si tinteggia, sovrapponendo una velatura di prodotto protettivo, il quale rende i muri impermeabili rispetto all’ assorbimento di acqua. Riguardo al colore, è usato il “rosso Schellino”, appositamente creato per le opere dell’artista e il solo autorizzato dalla Soprintendenza dei beni culturali.

PER APPROFONDIRE

QUAL E’ L’ORIGINE DELLA PAROLA “CICERONE”?

Cicerone è la guida che accompagna i turisti nella visita a monumenti e luoghi, illustrando loro ciò che stanno vedendo. Il nome deriva da Marco Tullio Cicerone, che visse nel periodo della Repubblica romana. Era il più celebre oratore dell’antica Roma e lo dimostrava soprattutto nella sua attività di politico e avvocato. L’oratoria è l’abilità nel parlare, la capacità di esprimersi con efficacia per convincere qualcuno.

COS’ E’ IL FAI?

 

Il Fondo Ambiente Italiano è  un’organizzazione fondata nel 1975 con lo scopo di agire per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico e naturale italiano, attraverso il restauro e l’apertura al pubblico dei beni storici, artistici o naturalistici ricevuti per donazione o comodato (contratto mediante il quale una parte consegna a un’altra una cosa affinché se ne serva per un tempo o un uso determinato, ma con l’obbligo di restituirla). Promuove l’educazione e la sensibilizzazione della collettività alla conoscenza, al rispetto e alla cura dell’arte e della natura dell’Italia. Ha come sede centrale Milano, ma è composto da 116 delegazioni distribuite in tutta la nazione: una è quella di Cuneo.

ATTIVITA’ SVOLTE

-I luoghi del cuore: censimento biennale dei luoghi italiani da non dimenticare. Ogni due anni gli italiani vengono invitati a votare per luoghi che si ritengono da tutelare. Per i più votati il FAI sollecita le istituzioni locali o nazionali ad intervenire per restaurarli o proteggerli.

Il Fondo Ambiente Italiano di Cuneo quest’anno ha inserito tra i “luoghi del cuore” la fornace Gaiero, della quale Giovanni Battista Schellino fu comproprietario. Si tratta di un antico impianto di produzione risalente all’ Ottocento, con forno Hoffman circolare per la produzione a ciclo continuo di manufatti in laterizio: dai classici mattoni ai più elaborati elementi decorativi. Il titolare odierno conserva la più completa collezione di macchinari in ferro utilizzati in passato e stampi originali in legno, fra cui quelli disegnati dallo Schellino per le sue opere. Il sito comprende un’ampia area all’ aperto dove sono raccolti vari cimeli d’epoca e la cava originale da cui si estraeva l’argilla per la produzione. L’imponente ciminiera è stata completamente restaurata, mentre tutto l’edificio è in pessimo stato di conservazione.

– Puntiamo i riflettori, grazie al quale le delegazioni della Fondazione possono segnalare i beni del loro territorio abbandonati o vittime di degrado, facendosi promotori della loro rinascita attraverso un’attività di sensibilizzazione e raccolta fondi a livello locale.

–  Giornata FAI di primavera e giornate FAI d’autunno (secondo sabato e seconda domenica di ottobre), manifestazioni che offrono la possibilità di visitare numerosi beni italiani di interesse culturale e naturalistico normalmente chiusi al pubblico.

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