Insegnanti robot

Data:

sabato, 20 aprile 2019

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Trattando il genere Fantascienza, abbiamo letto un brano in cui l’autore immagina un futuro nel quale a scuola non sarà più un docente in carne ed ossa a provvedere all’istruzione dei ragazzi, ma un insegnante “meccanico”.

Un esercizio, collegato al racconto, chiedeva di elaborare la seguente traccia: “Un giorno entri in classe…l’insegnante non c’è più. Su ogni banco un nuovo potente computer ti spiega la lezione, ti propone e ti corregge gli esercizi, valuta il tuo lavoro. Immagina in un racconto questa situazione, mettendo in luce anche le tue reazioni personali.”

Abbiamo eseguito la richiesta come compito e riportiamo qualche testo prodotto.

Classe 3^ A della Media di Dogliani

 

 

L’insegnante computer

E’ una fredda mattina d’ inverno, un giorno come tanti altri, che all’apparenza non ha nulla di straordinario. Entrato nel corridoio della scuola, vedo due miei compagni che parlano tra loro con voce bassa, esprimendo stupore, ma anche inquietudine. Senza farmi molte domande, appendo all’attaccapanni la giacca, il capello e la sciarpa e mi avvio verso la porta d’ingresso della classe.  C’è un silenzio tombale: non sento neanche lo scricchiolio prodotto sulla lavagna dai gessi usati dalla professoressa per spiegare la lezione. Dopo un momento di esitazione, però, entro e vedo un computer nuovo su ogni banco. E’ un ultimo modello, un Lenovo uscito qualche giorno fa. Ha un processore velocissimo, memoria molto spaziosa per continua acquisizione di dati e un monitor ultra HD 5K, mi sembra. Non so se essere felice e contento o sconvolto e senza parole. Mi vado a sedere facendo piccoli passi. Credo che quasi tutti i miei compagni abbiano avuto la mia stessa reazione. Guardo ancora un po’ il computer e penso che qualunque appassionato lo vorrebbe. Poi lo accendo e inizio a digitare le mie credenziali. Entrato nel desktop, clicco sull’icona della materia prevista: storia. Iniziano ad aprirsi un mucchio di pagine riferite al periodo che stiamo studiando. Una dopo l’altra capisco sempre meno. Dopo due unità orarie di sola spiegazione, il computer mi propone un test. Inizio con la prima domanda, poi con la seconda e così via. Non credo di rispondere in modo corretto, ma non mi faccio grandi problemi. Ricevuta la correzione, guardo ogni minimo particolare e rimango allibito. Una risposta giusta su ventisette. Voglio rimediare ripetendo il test, ma l’esito è lo stesso e mi do per vinto. Suona la campanella dell’intervallo e tutti escono in corridoio. Io mi dirigo verso il bagno e noto delle macchinette nuove e ultra moderne. Vedo anche asciugatori ad aria per le mani e dei sensori di movimento per azionare l’acqua sia nel wc che nel lavandino. Stupendo! Poi esco ed inizio a mangiare il mio solito sandwich con prosciutto, maionese e tonno. Quando la pausa merenda finisce, ritorno in classe. Ora ho fisica. Già vado male di mio, non immagino con il computer. Sullo schermo appaiono alcuni robot che simulano i vari moti di un corpo. Mi sto annoiando tantissimo e credo che mi manchi la professoressa. Allora cerco di navigare su Internet per cercare qualcosa da fare, ma il programma del computer me lo impedisce. Mi giro verso i miei compagni tutti stufi, a parte i tre del gruppo di scienze, veri e propri secchioni che studiano e approfondiscono solo quell’ambito. Cerco di addormentarmi, ma il suono della campanella mi sveglia. All’ultima ora ho matematico. Apro l’icona della materia e appare una verifica. Non poteva andare peggio! Preoccupato, visto che non so dove sono i simboli sulla tastiera, inizio la prova. Le equazioni non sono difficili, ma non riesco a finirle tutte; il resto è abbastanza facile. Spero vada bene. Finito di scrivere e rileggere, aspetto qualche minuto in silenzio. Appena guardo i risultati salto di gioia. Ho preso più della sufficienza grazie alle domande teoriche. Terminata l’unità oraria, compare sul desktop la scritta: “a domani”. Da ciò capisco che non ci sarà più la professoressa a insegnare, ma il computer.                                             

Luca

Un giorno in una classe virtuale.

Ritornato a scuola dopo le vacanze di Natale, insieme ai miei compagni ho una sorpresa pazzesca: su ogni banco è piazzato un pc portatile. Sul desktop compare un messaggio con la scritta: “classe virtuale”. Sul bordo inferiore dello schermo scorre un frase che spiega la novità. Da oggi non avremo più i professori in carne e ossa, ma seguiremo le lezioni online, tramite video conferenze caricate su Youtube oppure usando le slide. Cambierà anche il nostro orario, perché ciascuno di noi potrà organizzarsi il lavoro giornaliero seguendo i propri gusti. Ogni mattina, sull’account personale dei ragazzi sarà presentata la scaletta di lezioni e compiti da svolgere in giornata. La novità mi entusiasma molto, perché sono felice di poter programmare secondo le mie esigenze il lavoro scolastico. Questo significa scegliere anche i momenti di pausa, nonché avere la possibilità di accedere a Internet per curiosare tra un sito e l’altro. Tutta la classe prende bene la presenza del pc e ognuno di noi inizia ad utilizzarlo. Dopo qualche ora, però, cominciamo a non essere tanto soddisfatti dell’innovazione. L’unico rumore che si sente nell’aula è quello del mouse e delle tastiere. Gli esercizi una volta terminati ci permettono di fare la correzione automatica, che però non ci spiega l’errore. Inoltre, se il compito è tutto giusto, nessuno ci dice “Bravo”. Anche le verifiche sono svolte in questo modo. Io, pertanto, ho la sensazione di imparare di meno. Mi manca la voce dell’insegnante che mi sprona quando è necessario e mi aiuta se sono in difficoltà. Ho anche la nostalgia dell’intervallo comune e l’uso dei libri e quaderni, così come le chiacchiere con i miei amici. Per fortuna arriva un’email che ci comunica che la classe virtuale è solo un esperimento che durerà dieci giorni. Sinceramente questa notizia mi rallegra, perché la tecnologia non potrà mai sostituire i rapporti umani.              

Tommaso

Se a scuola arrivassero i robot!

Era un venerdì ed ero particolarmente contento, perché la fine di quella giornata avrebbe dato inizio alle vacanze di Natale. Entrai in classe in perfetto orario, ma l’insegnante non c’era. I miei compagni erano seduti: alcuni stavano ripassando, altri ridevano, altri ancora commentavano la partita di calcio del giorno precedente. Ad un certo punto dalla porta non entrò il docente, bensì un robot. Ci ordinò di fare silenzio e, poiché eravamo tutti sorpresi della novità, obbedimmo. Esso passò in mezzo ai banchi fluttuando e chiedendo a ciascuno i compiti. Tutti li avevano eseguiti, ma mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe accaduto in caso contrario. Dopo mise sui nostri banchi dei tablet, dicendoci che non avremmo più usato libri. Poi iniziò la lezione parlando degli ioni negativi. Tutti ascoltavamo in silenzio, facendoci domande del tipo: “Che cos’è? Da dove è uscito? E l’insegnante?”. A me quel robot faceva impressione, perché parlava come un umano, ma non lo era. Ciò mi preoccupò, perché se può essere divertente avere un insegnante robot per un limitato periodo di tempo, non lo sarebbe rimpiazzarlo definitivamente con un umano. Credo che anche i miei compagni la pensassero allo stesso modo. Suonò la campanella dell’intervallo e, a quanto pare, tutti gli alunni della scuola avevano avuto la mia stessa esperienza. Ritornati in classe dopo la pausa, trovammo il professore collegato a una spina (probabilmente per ricaricarsi), dalla quale si staccò dopo qualche minuto, per iniziare una lezione di italiano. Ciò significava che avrebbe sostituito tutti i docenti e la cosa non mi piacque, perché non volevo una realtà scolastica gestita dalle macchine. Allora fui preso dal panico e iniziai a sudare… Ma ad un certo punto sentii pronunciare ripetutamente il mio nome: ero ancora a letto e mia madre mi stava svegliando per andare a scuola. Per fortuna quanto era accaduto non era vero, era solo un sogno!     

Badr                                                                                                                   

UN’ INSEGNANTE INSOLITA

Stiamo per entrare in classe. Sono nel corridoio e mi sto togliendo la giacca, quando dentro di me l’ansia e la preoccupazione per verifiche e interrogazioni iniziano a crescere sempre di più; ho studiato, ma la professoressa mi mette molta paura e proprio per questo molte volte penso a come sarebbe la scuola senza di lei.Entro in classe ed ecco che vedo davanti a me una scena che non mi sarei mai immaginata: Lei non c’è!Mi guardo intorno e vedo su ogni banco un computer tutto nero e imponente. Vado a sedermi, poso la cartella e subito lo strumento che ho di fronte mi dice: ”Buongiorno, inserisca i fogli del compito qui dentro, grazie!” .Appena finisce si apre uno sportello che si trova sotto al grande schermo grigio e allora infilo i fogli. “Che buffo e divertente è questo professore- penso- sicuramente è molto meglio dell’insegnante di prima”.Prendo il libro e intanto il computer inizia a bofonchiare qualcosa, che non capisco subito, ma mi rendo conto solo dopo che sono frasi da sottolineare su diverse pagine le quali poi dovrò ripetere a memoria il giorno seguente. Ad un certo punto però non capisco più nulla. L’imponente “oggetto” davanti a me continua a spiegare e io vorrei solo che si fermasse; provo a schiacciare un tasto sul lato destro, sperando che possa smettere, ma lui continua a parlare sempre più velocemente, mandandomi in crisi. Mi guardo intorno e vedo tutta la classe che è in difficoltà come me e allora capisco che forse dovevamo ritenerci fortunati ad avere un’insegnante umana, che dialogava con noi, spiegava bene gli argomenti e che… non era poi così severa.                                          

Alessandra

Se a scuola i “prof.” venissero sostituiti da computer?

Un mattino, come tanti altri, mi svegliai, mi vestii, mi lavai, feci colazione e mi recai a scuola, dove incontrai i miei amici. Chiacchierammo e al suonare della prima campanella salimmo, le tre rampe di scale di corsa e ci recammo in classe. Entrando notai subito l’assenza del professore. Su ogni banco c’era un computer all’avanguardia. Era di colore grigio metallizzato, con il logo della Apple bianco. Aveva uno schermo gigante, il mouse senza filo e la tastiera era piccola e strana: non ne avevo mai viste di simili. Iniziai subito a fantasticare su tutte le cose che avrei potuto fare con quel computer. Mi voltai e vidi scritta sulla lavagna una comunicazione: ’’Alunni della classe 3^ A d’ora in avanti non vi istruirà la professoressa, ma questi computer’’. Ero molto eccitata e ansiosa di questo cambiamento. Andai a sedermi al mio banco e posai la cartella. Il computer si accese chiedendomi i dati personali; io li digitai e ad un tratto, come per magia, iniziò a parlare. Capii che non era semplicemente un p.c., ma un robot che aveva preso il posto dei miei insegnanti. La mia gioia iniziale si tramutò in preoccupazione. Svolgemmo le materie della mattinata in modo individuale, ognuno con le proprie cuffie, ascoltando il robot senza mai fare domande o interagire. Il robot maestro spiegava in modo chiaro e preciso, ma io sentivo la mancanza dei professori. Non lo avrei mai immaginato, però sì, mi mancavano. Probabilmente perché i robot emettevano suoni senza pause, non scherzavano mai, mancava il rapporto umano che avevo con i miei professori; inoltre si lavorava sempre individualmente. Iniziai a riflettere: capii che non mi piaceva più così tanto tutta quella tecnologia.                                                                                                            

Francesca

BOTTY, IL ROBOT PROFESSORE

Circa un mese fa, un lunedì mattina entrai in classe e vidi sul mio banco un robot. All’inizio credevo fosse un gioco di qualche compagno, ma poi notai che ce n’era uno per ogni alunno. Sedutami, osservai bene il mio, che incominciò a parlarmi. Mi rivelò il suo nome: Botty. Io lo salutai e mi presentai, un po’ agitata perché non capivo cosa ci facessero dei robot nell’aula. Botty mi disse che per una settimana mi avrebbe fatto lezione e non ci sarebbero stati i professori. Poi mi chiese con quale materia preferivo iniziare ed io gli riposi che mi sarebbe piaciuto cominciare con scienze, visto che era la mia preferita. Botty mi disse di aprire il libro per seguire ciò che lui mi avrebbe spiegato. Le prime ore passarono molto velocemente e Botty riuscì a farmi capire molto bene scienze. Poi ci fu l’intervallo, così io e tutti i miei compagni uscimmo dalla classe, lasciando i nostri robot- professori sui banchi. Durante la pausa ognuno di noi esprimeva come si era trovato con il proprio robot e che cosa aveva fatto in quelle ore, ma soprattutto quanto sarebbe stato bello avere per tutto l’anno dei professori così, Finito l’intervallo, tutti rientrammo in classe e io salutai Botty; lui ricambiò e mi disse che mi avrebbe interrogato su ciò che aveva spiegato. Io riuscii a rispondere a tutte le domande perché avevo capito molto bene la lezione. Alla fine mi assegnò due esercizi da svolgere a casa di scienze. Il resto della mattinata fu dedicato a italiano ed inglese, Il tempo passò velocemente e Botty era molto soddisfatto di me, perché vedeva che capivo ciò che lui mi spiegava. Gli ultimi minuti mi diede delle pagine da studiare di inglese e mi programmò una verifica per il giorno successivo. Suonò la campanella, tornai a casa, portandomi dietro il mio robot- professore. Nel pomeriggio io feci i compiti e studiai per la verifica e Botty ogni tanto mi faceva delle domande per aiutarmi. Presi molta confidenza con il mio robot e una settimana passò in fretta. L’ultimo giorno trascorso con lui ero triste perché, oltre a essere un professore, era diventato per me anche un amico. Ritornata con gli insegnanti umani, ogni tanto ripenso a quella bella settimana trascorsa.                                                                                                                                          

Giulia

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